Quando il bambino era bambino: elogio all’infanzia e all’Io Sono

Peter Handke

Peter Handke

Non è una poesia tedesca, Peter Handke è austriaco, ma l’Elogio dell’infanzia è comunque una delle poesie più berlinesi a cui si possa pensare. La ragione? E’ sui suoi versi che comincia uno dei più grandi capolavori del cinema, quel Il cielo sopra Berlino che Wim Wenders firmò nel 1987. La poesia fu scritta appositamente per la sceneggiatura del film: Handke e Wenders si conoscevano e avevano collaborato assieme già altre volte in passato. Da un suo romanzo Wenders aveva tratto Prima del calcio di rigore (film del 1971) e da una sua sceneggiatura basata su Gli anni di pellegrinaggio di Wilhelm Meister di Johann Wolfgang von Goethe aveva girato Falso Movimento nel 1975.

La poesia è uno sguardo indietro verso gli anni in cui la purezza dello sguardo, la semplicità delle ambizioni e la voglia di vivere non conoscevano limiti e condizionamenti. A fondo articolo trovate due video, uno in italiano (incorporato nell’articolo) e uno in tedesco (messo come link). Purtroppo non siamo riusciti a risalire al nome di chi ha firmato la traduzione italiana che trascriviamo qui sotto.

 

Quando il bambino era bambino

Quando il bambino era bambino,
se ne andava a braccia appese.
Voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente,
e questa pozza il mare.

Quando il bambino era bambino,
non sapeva d’essere un bambino.
Per lui tutto aveva un’anima,
e tutte le anime erano tutt’uno.

Quando il bambino era bambino,
su niente aveva un’opinione.
Non aveva abitudini.
Sedeva spesso a gambe incrociate,
e di colpo sgusciava via.
Aveva un vortice tra i capelli,
e non faceva facce da fotografo.

Quando il bambino era bambino,
era l’epoca di queste domande:
Perché io sono io, e perché non sei tu?
Perché sono qui, e perché non sono lì?

Quando è cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?
La vita sotto il sole, è forse solo un sogno?
Non è solo l’apparenza di un mondo davanti a un mondo,
quello che vedo, sento e odoro?
C’è veramente il male?
E gente veramente cattiva?
Come può essere che io, che sono io,
non c’ero prima di diventare?
E che un giorno io, che sono io,
non sarò più quello che sono?

Quando il bambino era bambino,
non riusciva ad inghiottire gli spinaci, i piselli, il riso al latte,
il cavolfiore bollito,
ed ora mangia tutto, e non solo per necessità.

Quando il bambino era bambino,
si risvegliò una volta in un letto estraneo,
ed ora gli accade sempre,
gli apparivano belli molti uomini,
e adesso soltanto in rari casi,
si rappresentava nitidamente un paradiso,
e adesso lo può al massimo intuire,
non riusciva ad immaginare il nulla,
ed oggi rabbrividisce al suo pensiero.

Quando il bambino era bambino
giocava con entusiasmo
e adesso è così preso dalla cosa come allora
solo se questa cosa è il suo lavoro.

Quando il bambino era bambino,
per nutrirsi gli bastavano pane e mela,
ed è ancora così.

Quando il bambino era bambino,
le bacche gli cadevano in mano,
come solo le bacche sanno cadere.
Ed è ancora così.
Le noci fresche gli raspavano la lingua,
ed è ancora così.
Ad ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora più alta,
e in ogni città sentiva nostalgia di una città ancora più grande.
E questo, è ancora così.
Sulla cima di un albero,
prendeva le ciliegie tutto euforico,
com’è ancora oggi.
Aveva timore davanti ad ogni estraneo,
e continua ad averne.
Aspettava la prima neve,
e continua ad aspettarla.

Quando il bambino era bambino,
lanciava contro l’albero un bastone, come fosse una lancia.
E ancora continua a vibrare.

 

–  Peter Handke

 

 

 

 

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Quando il bambino era bambino: elogio all’infanzia e all’Io Sono ultima modifica: 2017-05-04T22:52:52+00:00 da Francesco Mazza

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